F  R  A  N  C  E  S  C  A  F  L  O  R  I  S

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STRIKE

Un progetto di denuncia a cura di F. Floris, D. Petrosino e P. Jellinek

Vi prego di provare dolore insieme a noi senza pensare che stiamo scrivendo cose forti solo per scioccarvi.

 

Pensate a una tartaruga, a un pesce, a un uccello marino che muoiono perché hanno ingerito troppa plastica. Non sempre, infatti, riescono a distinguerla dal cibo. Ora provate a pensare ai bambini nelle favelas di Manila che vivono su delle vere e proprie discariche semi-galleggianti e giocano con i rifiuti che il mare risputa a riva. Ora chiudete un attimo gli occhi. Fatelo davvero per favore.

Quando li avrete riaperti anche i vostri figli e nipoti saranno stati totalmente sommersi dall’immondizia. Non serve troppa fantasia. Basta farsi un giro per Roma, fra i cassonetti, e ingrandire l’immagine nella propria testa. Con due dita, come sullo smartphone.

Ah, mi raccomando, i vostri bimbi dovete immaginarli così ignari da non saper distinguere l’immondizia dal cibo, da un gioco. Proprio come gli animali che popolano i nostri oceani. La vostra progenie si nutre dell’immondizia che la circonda, fino a saziarsi, fino ad essere così pesante da non poter più neanche gattonare.

 

Davide, Francesca ed io stiamo girando un documentario sul cambiamento climatico e le proteste della corrente Fridays For Future. Inoltre, abbiamo deciso di dare vita a un progetto complementare che consiste nel distribuire in alcuni quartieri di Roma un finto album fotografico. Negli scatti abbiamo immaginato i bambini sommersi dalla spazzatura mentre compiono le attività più elementari: giocare, fare sport, mangiare, dormire, stare insieme.

Davide e Francesca si sono occupati delle fotografie mentre io, Pietro, ho scritto ciò che state leggendo. Abbiamo iniziato quattro mesi fa e c’è ancora tanto da lavorare.

 

Non sentite il problema del cambiamento climatico ancora abbastanza vicino da volervene occupare in prima persona? Non pensate che nel vostro “piccolo” possiate davvero cambiare qualcosa? È probabile, nessuno vi sta incolpando. Io, in primis, anche se a tratti divento più consapevole - questo progetto mi sta aiutando molto - sono come voi. Sono esattamente come voi.

 

Se il catastrofismo dilagante non paga, proviamo allora ad aprire un paragrafo di speranza. Una parentesi in cui gli esseri umani si aiutano a vicenda per dare inizio a un cambiamento radicale. Un’epoca arcobaleno, così colorata da spiccare nel grigiore del fumo di fabbrica che intride i nostri cieli dai tempi della rivoluzione industriale. Un’era in cui il termine massa non ha più un’accezione negativa, perché la massa sta lottando unita per salvare il Pianeta. Giriamo l’album e sfogliamolo dall’altra parte. Così, forse, la Storia continua.

 

Forse siete ancora scettici. Nutrirete dei dubbi sulla veridicità delle informazioni contenute in questo testo, sulla validità del progetto stesso, sulla buona fede di chi scrive. Spesso è così in questi casi. Lo si dice di Greta Thunberg che “tanto è manipolata dall’alto”, chissà cosa si può pensare di tre “cinematografari” fuori sede, che vivono all’Appio Latino e imbucano strane foto nelle cassette delle lettere della gente.

Non importa, va bene così. Il dubbio è terreno fertile, porta novità. Iniziamo, però, a dubitare anche delle certezze - vere o presunte tali - della cosiddetta società moderna, della sostenibilità effettiva dei comfort a cui non siamo disposti a rinunciare per nulla al mondo, dell’utilità di voler avere sempre di più, di più degli altri, di più in assoluto. Proviamo a mettere in discussione in maniera costruttiva il sistema in cui ci troviamo a vivere, perché non tutto arriva dall’alto, qualche scelta possiamo farla anche noi.

 

Ci siamo inventati la ruota, le armi, i cellulari. Inventiamoci un modo di intervenire ciascuno nel proprio piccolo per cambiare le cose. Siamo teste pensanti, non scordiamocelo mai.

 

Questo progetto di denuncia è a cura di Francesca Floris, Davide Petrosino e Pietro Jellinek.

Contattaci alla mail progettostrike@gmail.com o scrivi alle pagine social @progettostrike per saperne di più e per vedere il nostro documentario una volta completato.

Strike

Siamo stufi marci di tacere. Marci come l’immondizia che si decompone sotto il sole capitolino. A Roma l’emergenza rifiuti è insostenibile. In certe zone e a certe ore del giorno non si respira dal tanfo. Lo scenario che si para davanti agli occhi dei cittadini è apocalittico: i cassonetti straripano come vulcani in eruzione. L’emergenza è qui e ora. Se non ci ribelliamo subito saremo tutti complici. Aiutaci a dare una spinta dal basso affinché arrivi un serio aiuto dall’alto. Firma questa petizione!

 

http://chng.it/8txStDKzfj