F  R  A  N  C  E  S  C  A  F  L  O  R  I  S

Il palco bianco (e il cono d'ombra)

IL PALCO BIANCO

(E IL CONO D'OMBRA)

un progetto di

FRANCESCA FLORIS

soggetti

LUDOVICO SUCCIO

ALESSANDRA FORTE

scenografia

MYRIAM SANSONE

illuminazione

JACOPO COTTARELLI

GERMANO EVANGELISTI

DANILO PITRELLI

trucco

KATIA SIMEONI

mostra inaugurata il

15 LUGLIO 2017

presso la

SACRIPANTE GALLERY, ROMA

si ringraziano

ALESSANDRO CATTEDRA

CARLOTTA CERULLI

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E non temere

Questo disincanto

Effimero non allenta.

Il dolore si mostra

Brulicante castigo per

Ciò che un tempo pareva interezza.

Si contorce, croce, la mente

Stracci di lacrime

Solcano i ciliegi,

contorni del volto

tuo, di Venere.

E qui io vago, perso

Impercettibile, insensato

Nella vana ricerca

di tepore e distrazione.

Eppure dono tutto

Eppure non temere!

Qui tra i rami

Di un abbraccio senza età

Ogni strazio polveroso di male sbiadirà,

sempre più.

Svuoterai le tue membra, fiori di loto,

dal fiume dei singhiozzi

e diverranno risa,

foglie, acqua pura

muteranno poi in gioia

poi in godimento, poi in luna.

Chiuderai le ciglia infinite

E tra profondi respiri, con il petto libero

Da tanto peso

Scoprirai che tutto

È ancora illeso.

Matteo Meloni

Se sapessi riconoscere i limiti delle cose, e capire quando smetterò di soffrire, o quando sentirò di nuovo amore e riconoscenza per un ricordo importante (invece che una fitta al petto), allora saprò di avere investito con cura nel dolore. Non mi sono mai procurata delusione più grande che quella di allontanarmi da me stessa.

 

Tra dieci anni conoscerò il posto di tutte quelle cose che ora mi tormentano e non mi importerà di calpestare le pozzanghere e di ricordarmi di un viso che ho amato o di una persona che ho ferito. Avrà di sicuro piu senso la voglia di andar via, ma non sarà più necessario. Poi lo sarà di nuovo, pochi minuti dopo.

 

Ora davanti a me c'è solo un susseguirsi di labirinti di siepi di cui, francamente, mi importa di più delle foglie che dell'uscita. Posso curarle e capire dal loro colore il superarsi delle stagioni. E d'inverno, quando saranno tutte cadute, potrò vedere attraverso i rami, e ricordarmi di come è la vita oltre il labirinto. Questo accadrà fino a quando le foglie non ricresceranno. Allora sarò pronta a chiudermi di nuovo in me stessa. Poi inviterò qualcuno, un altro vagabondo che si è perso. E guarderemo da dentro a fuori insieme, e la pioggia cadrà anche su di noi che viviamo senza un tetto che ripari i nostri limiti.

 

Non so come raggiungere tutto cio che si è perso; ma so che non c'è vista che sappia avventurarsi oltre il risentimento, quindi farò in modo di amare tutto, anche ciò che mi ha ferito. Questo ho capito della perdita, che appartiene solo a noi stessi.

 

Francesca Floris, Il palco bianco